Il legame tra uomo e animali da compagnia è molto antico e la sua origine si perde, si comprende, si perfeziona nel tempo.
È un tipo di relazione che può essere molto importante per il benessere psicologico e fisico di ogni individuo. Ritengo che solo chi è capace di amare un animale può imparare ad amare incondizionatamente, attraverso la frequenza più alta di questo sentimento primordiale che spesso viene confuso con forme di dipendenza e tentativi invani di darci valore. Tuttavia, la sofferenza per il lutto dell’animale domestico è ancora poco legittimata.
Vediamo come vivere meglio questo momento.
Ricordate il film “Hachiko” con protagonista Richard Gere? E “Io e Marley”…da cui ho dato il nome al Labrador che ha condiviso con me e la mia famiglia ben 11 anni di amore e felicità? Queste pellicole raccontano la gioia del legame con un animale domestico e il dolore profondo per la sua perdita. Nonostante questo, il lutto di un animale domestico è socialmente poco considerato, a volte anche sminuito e ridicolizzato (per esempio con espressioni come “ti è morto il gatto?”…dopo la morte del mio gatto di 9 anni una cosa è certa: non utilizzerò mai più questa espressione verbale se non per rispettarne tutto il dolore che cela ).
Non è molto chiaro perché la perdita del proprio animale sia così sottovalutata a livello psicologico, quando invece per chi lo vive è un lutto a tutti gli effetti, non tanto diverso da quello conseguente alla perdita di un familiare o di una persona cara al cuore. Forse, a essere più critici nei confronti di questo tipo di lutto sono coloro che non hanno mai avuto animali domestici.
Il lutto per la morte di un animale amato può essere così significativo da perdurare per mesi, o addirittura per anni. Nelle famiglie con bambini, tra l’altro, è possibile che questo sia il primo vero lutto sperimentato dai figli, come è successo nel mio caso a mia figlia Gaia di 21 anni e Matilde di 18. Ma questa perdita viene spesso sottovalutata e le persone si trovano così a soffrire da sole, in silenzio, magari colpevolizzandosi. In questo modo, l’elaborazione del lutto per il proprio animale domestico diventa più difficoltosa, e ciò rischia di influenzare in modo negativo lo stato d’animo.
Il lutto può essere anche condizionato negativamente da altri fattori, come il momento e le circostanze in cui avviene. Pensate al nostro caso: il 3 maggio muore la gatta di nove anni per una crisi epilettica dopo due mesi di astenia, e a distanza di soli 3 giorni il 6 maggio muore il nostro cane di 11 anni per un arresto cardiaco durante degli attacchi di tosse convulsiva. Un dolore difficile da descrivere…. Un dolore capace di far sanguinare il cuore. La morte dell’animale domestico può essere inaspettata, accidentale, ambigua (l’animale sparisce), o anche forzata (eutanasia a causa di una malattia).
Che cosa fare, dunque, per affrontare la perdita del proprio animale domestico?
Come prima cosa è necessario cercare di accettare i propri sentimenti e le emozioni derivanti come la tristezza, la rabbia, per vivere le varie fasi del lutto in maniera più sensata possibile senza sentirsi in colpa o a disagio con quanto accaduto. È importante comprendere che non bisogna vergognarsi di chiedere supporto a chi ci sta vicino o a un professionista se serve: è normale sentirsi giù, al di là di ciò che gli altri possono dire, non comprendendo…. O nel mero tentativo di consolare.
Ma quando muore un animale cosa fare?
Attraverso la mia esperienza personale ed empirica posso consigliarvi alcuni punti su cui poter riflettere :
* Riconoscere il lutto e legittimarlo anche attraverso le lacrime
* Comunicare in modo aperto i propri sentimenti, supportarsi a vicenda in famiglia, può essere un vero e proprio “balsamo per l’anima “
* Salutare l’amico domestico con un “rito funerario”
* Ricordare l’amico che ci lascia con foto, racconti, creando una continuità attraverso il ricordo di tutti i momenti belli condivisi e l’amore dato (che come canta Jovanotti non torna in dietro, ma resta in giro ….e rende il cielo immenso).
Perché il lutto per l’animale domestico è così doloroso?
Le origini del legame tra uomo e animale:
* Sin dall’antichità, gli esseri umani hanno instaurato legami speciali e profondi con gli animali: già 14.000 anni fa.
* Il rapporto uomo-animale si è instaurato grazie a una cooperazione reciproca. Gli antenati degli animali domestici ricevevano cibo e accudimento, fornendo in cambio la loro lealtà e il loro aiuto nel lavoro: per esempio, i cani proteggevano gli accampamenti, ringhiando a estranei e bestie feroci che vi si avvicinavano, oppure guidavano il gregge di pecore.
* I gatti, invece, erano preziosi compagni dei marinai, poiché bonificavano le navi dai topi. Tra tutte le credenze esistenti sul loro conto, ce n’è una che afferma che i gatti sono in grado di assorbire le energie negative e i loro poteri sarebbero talmente forti che c’è chi li considera animali protettori con capacità terapeutiche: vedi gli antichi Egizi.
* Diverse civiltà collegavano l’animale al divino: gli egizi veneravano dèi con fattezze umane e animali, gli sciamani dai nativi americani credevano negli spiriti guida, che assumevano la forma di bufali, aquile, orsi, cervi e conigli.
* Poi ancora cavalli, mucche, asini, erano fondamentali nel lavoro agricolo e negli spostamenti. L’effetto degli animali domestici sulla nostra salute Nel corso del tempo, sono state fatte numerose ricerche sull’effetto che gli animali domestici hanno sulla salute dei padroni. I risultati sono molto interessanti, sebbene non sempre confermati. La presenza di animali domestici, in effetti, è stata collegata a indicatori positivi sia dal punto di vista fisiologico che psicopatologico: Persone con animali domestici mostravano buoni indicatori quando venivano valutate la pressione sanguigna, il rischio cardiovascolare, il livello di glicemia nel sangue. Tra coloro che avevano avuto patologie cardiovascolari per esempio, il recupero era migliore in chi aveva un animale da compagnia.
Come vivono il lutto gli animali?
Quando uno di loro viene a mancare, il dolore travolge non solo noi, ma anche l’animale che resta. Uno studio condotto dall’Università degli Studi di Milano Statale insieme all’Università degli Studi di Padova, dimostra che anche l’animale che resta prova sofferenza e vive il lutto in maniera in qualche modo simile al nostro. Quando abbiamo seppellito il cane…a pochi cm dal gatto, Holly la gattina che resta si è distesa in maniera orizzontale tra i due creando un ponte. E li è rimasta per tutta la mattinata.
Ma esiste anche il Ponte dell’Arcobaleno: una leggenda bellissima che ci narra come potrebbe essere la vita nell’aldilà per gli animali. Un ponte che porterà alle porte del paradiso.
FIORI DI BACH CONSIGLIATI PER SUPERARE IL LUTTO DEL TUO CUORICINO PELOSO: 14-15-19-24-29-30
Da assumere quattro gocce quattro volte al giorno sublinguali aspettando qualche secondo prima di deglutire
CURIOSITÀ:
❤️ Che persona è chi ama i gatti? Secondo lo stereotipo i gattari sono tipicamente single, autonomi, in grado di badare a sé stessi, non vogliono farsi dare ordini dagli altri e tendono a concentrarsi maggiormente sugli obiettivi da raggiungere.
❤️ Che persona è chi ama i cani? Chi ama i cani potrebbe avere una personalità più estroversa, coscienziosa, più amichevole e fedele. Personalità più pragmatiche ed inclini al senso del dovere.
Led Zeppelin: ”Bron Yr-Aur stomp”
Una delle canzoni dei Led Zeppelin, Bron Yr-Aur stomp, scritta da Robert Plant narra dell’amore incondizionato di quest’ultimo per il suo cane, Strider.
La sua amicizia con il suo amico a quattro zampe era così forte, tanto da scrivere: ”E’ un’amicizia così pura/gli angeli cantano tutti intorno alla mia porta, bello/Sì, non c’è che una cosa da fare/trascorrere la mia vita con te”.
